La vita oltre il virus: le risposte della Protezione Civile

Mai come in questi giorni si sente parlare della Protezione Civile, da sempre pronta ad intervenire in caso di calamità e catastrofi in nome della salvaguardia delle persone. In questo momento di grave emergenza, di guerra aperta al nemico invisibile, ecco che la Protezione Civile sferra l’arma più semplice, ma indispensabile: l’aiuto a tutti.

Divulgando informazioni importanti, rispondendo a richieste di ogni tipo su piano nazionale e locale. La puntata di oggi di “La vita oltre il virus” ha la voce di Massimo Chiarello, presenza fondamentale della Protezione Civile di Montecchio Maggiore. 

Che ruolo ha Lei all’interno della Protezione Civile?

Fino all’altro giorno ero Responsabile Operativo del Comune di Montecchio Maggiore. Dalla sera del 23 marzo è stato aperto il centro operativo intercomunale per cui la sede di Montecchio diventa punto di riferimento anche per altri dieci comuni, quelli del distretto. In questo caso io assumo il ruolo di Responsabile Operativo Intercomunale: coordino le attività di protezione civile.

Come cambiano le cose con questa nuova pianificazione lavorativa?

Avendo centralizzato in un’unica sala operativa, noi abbiamo rubrica telefonica dei vari comuni appartenenti all’ATO, da Zermeghedo ad Alonte. Le domande che venivano fatte per il Comune di Montecchio adesso le soddisfiamo per tutto il territorio.

È una convenzione che abbiamo stabilito a livello di distretto perché ci sono comuni molto piccoli che non avrebbero la struttura per poter reggere questo carico. Raggruppando le risorse lavoriamo in sinergia e riusciamo a tenere aperta un’unica sala operativa, ma h24 7 giorni su 7. Rispondiamo anche di notte. Nessun comune da solo avrebbe potuto farlo.

Quali sono le principali mansioni della Protezione Civile in questo momento?

L’attività principale in questo momento è il supporto alla popolazione. Rispondiamo al telefono e smistiamo le telefonate ad altri enti o numeri verdi istituiti nel territorio; diamo indicazioni su tutta l’area; consegniamo farmaci a domicilio su richiesta del medico; ci teniamo in contatto con i negozi di alimentari per rifornire a casa le persone più deboli che non possono uscire.

Cosa chiedono maggiormente le persone che telefonano?

Principalmente informazioni sulle autocertificazioni che continuano a cambiare. La Polizia Locale risponde anche a chi tenta di trovare scappatoie per aggirare le regole. Siamo italiani, pensare a come infrangere le regole fa parte di noi. [ride]

Ogni giorno le telefonate si allungano un po’ di più. C’è gente che chiama con la scusa di un servizio, ma dopo si intrattiene al telefono perché ha bisogno di parlare. L’iniziativa degli psicologi è attiva, ma non siamo ancora arrivati ad avere richieste o situazioni che giustificassero il loro intervento. A volte basta ascoltare chiacchiere e sfoghi. Fino ad ora ci siamo adoperati noi per questo.

Chi collabora con voi?

Proprio in questa sede abbiamo la Polizia Locale che dà tutte le risposte di sua competenza. Poi ci sono scout, consiglieri comunali e altri volontari laici che si sono offerti di aiutarci nel servizio di consegna delle mascherine regionali.

Come vi organizzate per questo?

Non abbiamo ancora tutte le mascherine perché ci vengono consegnate ad acconti in pacchi da dieci. Le spacchettiamo e le sistemiamo nelle buste destinate ad ogni famiglia. Le stiamo consegnando in queste ore nelle varie zone del paese. Avremmo potuto distribuirle a zone, ma abbiamo preferito che tutte iniziassero ad essere fornite un po’ alla volta. Per noi è più dispendioso, ma in questo modo nessuno si sente dimenticato.

Redazione web
26/03/2020

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