L’orso colpisce ancora: 5 mucche uccise in 10 giorni

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Cinque mucche uccise in dieci giorni. È tornato a colpire l’orso che da qualche tempo si aggira fra le contrade e i pascoli dell’Altopiano di Asiago: nell’ultimo attacco a un pascolo, avvenuto nel fine settimana, sono morte due manze, dieci sono state ferite e una ventina sono fuggite terrorizzate.

E ora Coldiretti alza la voce contro la Regione: «Da tempo segnaliamo il problema alla Regione Veneto – attacca il presidente della sezione vicentina Martino Cerantola – ma l’atteggiamento di attesa e indagine ha prevalso ancora una volta sul fare. Basti pensare che la Regione ha finanziato un progetto di ripopolamento di orsi, lupi e linci in tutta la montagna veneta, ma non ha pensato di far fronte alle conseguenze che gli stessi avrebbero determinato se non adeguatamente monitorati».

Nei giorni scorsi in un consiglio straordinario di Coldiretti dell’area di Asiago si è discusso proprio di questo. «Il nostro timore è rivolto anche agli animali scappati o che potrebbero scappare dalle stalle, impauriti dagli attacchi dell’orso – prosegue Cerantola -. Questi animali, infatti, non di rado finiscono nelle strade, dove possono provocare pericolosi incidenti agli automobilisti, dei quali gli allevatori non possono certo avere colpa. La Regione Veneto dovrà attivarsi in tal senso, riflettendo sulla risarcibilità dei danni diretti ed indiretti, almeno finché non verranno adottate efficienti ed adeguate politiche di tutela della comunità e delle attività produttive». Fra il 13 e il 14 giugno la prima mucca uccisa nella zona di Enego, poi un’altra vittima la settimana scorsa, più a nord, verso il crinale della Valsugana. Infine, nella notte tra sabato 21 giugno e ieri, altri due animali vittima del plantigrado: questa volta ha colpito vicino a manga Galmarara, un alpeggio vicino a Camporovere, in territorio di Asiago. L’assessore regionale alla caccia, Daniele Stival, replica: «Per l’orso dobbiamo chiarire con forza che la Regione non finanzia nessun intervento di ripopolamento, ci mancherebbe altro – afferma – Non possiamo abbatterlo perché è specie altamente protetta dall’Unione Europea. La sfida non può che essere quella di imparare a gestirlo».

 

 

 

 

 

 

Corriere del Veneto.it

Redazione web 24-06-2014

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