Luca Carboni inaugura la nuova stagione del Gran Teatro Geox

luca carboni

All’inaugurazione della stagione invernale del Geox ( in bocca al lupo!) di fianco al sindaco, ai boss di Zed Live e agli sponsor, c’era anche Luca a tagliare il nastro e a raccontare quanto fosse felice di essere lì, ancora una volta; perché lui a quel teatro si è proprio affeziona.

Lo racconta con lo stesso sorriso di sempre, con quella gentilezza naturale cui non siamo più abituati, dettaglio di un’altra epoca, più di codini e capelli con il gel che luccica, che fanno anch’essi una tenerezza infinita.

È un concerto che taglia a tratti col passato; i suoni sono sempre pop, ma più duri, e nella scenografia grandi performance di luci e video: lì il suo entourage ha osato parecchio. Un briciolo di timore misto perplessità ci poteva stare, invece tutto è stato semplicemente fico.

Quando hai abituato i tuoi fans ad un certo stile (e quando hai superato i 50), lanciarsi in un tour come Sputnik poteva sembrare un rischio; Luca però ha guardato con onestà al passato, a quando ha fatto da spalla a Lucio Dalla a Berlino Est, e al futuro, scrivendo canzoni a quattro mani con giovani cantautori emergenti coma Calcutta.

Carboni ha cantato il nuovo album, certo, dove in ogni canzone c’è ancora la parola amore almeno dieci volte, e quando si forza di non metterla ci trovi il mare. Ha cantato i vecchi successi, perché senza Farfallina e… la maglia del Bologna 7 giorni su 7, fai un male gratuito alle persone (non lo farebbe mai); e poi ha cantato Stellina dei cantautori, che per lui è un pezzo intimo, e di solito non la propone mai. I nuovi pezzi saltando a ritmo super pop, con luci stroboscopiche e giacche colorate;

i vecchi successi in versione acustica, seduto con la voce tesa, emozionata.

Carboni è di una dolcezza al limite, che basta un niente per farlo entrare nello fossa (senza ritorno) dello stucchevole. Ma quando tra un pezzo e l’altro raccoglie gli applausi, mette le mani giunte e fa un leggero inchino, quando ti guarda negli occhi – uno ad uno – implorandoti con voce quasi roca “amami ancora adesso, sono sempre Luca lo stesso”… come si fa, come si fa a non amarlo…

Paolo Tedeschi

 

Invia la risposta

Lascia il tuo commento
Scrivi il tuo nome qui