L’urlo degli ambulanti: «meritiamo più attenzione»

Gli ambulanti non ci stanno. Nonostante il passaggio del Veneto in zona arancione, che permette di fatto di riportare nei mercati tutte le merceologie, Fiva-Confcommercio di Vicenza fa sapere che il continuo stop and go che ha caratterizzato il settore ha minato alla base molte attività, è c’è il forte rischio che più di qualcuno getti la spugna nei prossimi mesi.

«Sarebbe un danno gravissimo per le nostre città, i quartieri e i paesi – le parole di Martino Forte, presidente della Fiva-Confcommercio provinciale –, perché se i mercati si svuotano, perdono la varietà che ancora oggi li caratterizza e con questa, la funzione sociale di garantire un ampio servizio di prossimità a prezzi contenuti».

I dati che riporta Fiva-Confcommercio descrivono una perdita del settore che arriva a 7,5 miliardi di euro nel confronto tra 2020 e 2019, con una contrazione percentuale negativa pari a quasi il 39% e con punte di oltre il 90% per alcuni comparti merceologici e di tipologia di esercizio.

«Questa percentuale di crollo del giro d’affari può essere sottoscritta anche a livello provinciale – ribadisce il presidente Forte -. Chi è andato meglio, ad esempio il settore alimentare, ha avuto nel Vicentino perdite medie attorno al 10% nel confronto con il 2019. Le altre merceologie, in particolare l’abbigliamento, hanno visto gli operatori registrare cali di fatturato che vanno mediamente dal 30 al 50%, con picchi anche del 70%. A pesare sul calo dei fatturati, le chiusure generalizzate dovute inizialmente al lockdown nazionale, poi le restrizioni regionali in base alle varie “fasce di colore” e ancora le autonome decisioni dei Comuni, con ordinanze sindacali spesso molto pesanti in termini di limitazioni. Non solo: l’emergenza ha anche determinato spostamenti, soppressioni e delocalizzazioni dei banchi di mercato, sconvolgendo posizioni consolidate e comunque generando una sorta di timore fra i consumatori nella frequenza del mercato stesso».

Ad essere colpito è un settore che conta in provincia, secondo i dati della Camera di Commercio, oltre mille imprese e che garantisce un servizio capillare nelle città, rioni e paesi dove sono attivi oltre 100 mercati, senza contare che l’annullamento di fiere ed eventi ha costretto tanti operatori specializzati a rimanere sostanzialmente chiusi dal primo marzo dello scorso anno.

«A fronte di questi dati, i ristori sono stati pressoché nulli e, in larga parte, del tutto inefficaci – il commento del presidente Martino Forte –. Urgono interventi strutturali, ad esempio sul fronte tributario, dove almeno per un biennio servono sgravi sulla Cosap e sulla Tari. E poi bisogna intervenire sul fronte del regime fiscale, prevedendo l’innalzamento – per le attività di commercio su aree pubbliche – del limite per l’applicazione del regime forfetario (stabilito dalla legge Finanziaria 2019) fino a 150.000 euro».

Infine altro capitolo su cui intervenire è, per il presidente provinciale di Fiva-Confcommercio, quello del credito: «dove è necessario un diverso approccio, non solo concedendo maggiori facilitazioni per l’accesso alle garanzie da parte delle piccole imprese di commercio su aree pubbliche, ma anche risorse per ricostituire una scorta di liquidità senza cui nessuna attività commerciale può pensare di superare la crisi».

 

Redazione web
07/04/2021

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