Mose: da Venezia a New York

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Il leone di San Marco e la Grande Mela. La caccia agli investitori porterà Venezia nella metropoli per eccellenza, New York City.

Il viaggio istituzionale, i cui dettagli sono ancora top secret e su cui sta lavorando la direzione Politiche internazionali del Comune di Venezia, partirà tra meno di un mese, intorno alla metà di ottobre. E avrà, oltre a Ca’ Farsetti, almeno due «compagni di viaggio» di grande prestigio: Confindustria e il Consorzio Venezia Nuova. Il pool di imprese che sta costruendo il Mose presenterà infatti l’opera e i suoi cantieri direttamente a Michael Bloomberg. Il sindaco- magnate ha infatti un grosso problema, quello delle piene del fiume Hudson, che complice l’aumento continuo del livello dei mari rischiano di mettere in difficoltà la città, dal Bronx a Manhattan, dal Queens a Brooklyn e a tutto l’hinterland.

E così, sapendo quello che sta facendo Venezia, gli è venuto in mente di cercare di capire qualcosa di più su quel sistema, che rispetto ad analoghe dighe fatte in città importanti (per esempio a Rotterdam o a Londra) ha una caratteristica fondamentale: che quando le paratoie sono abbassate restano sotto acqua, rimanendo dunque invisibili. «Presenteremo il Mose, ma anche lo sviluppo economico della città e non per caso ci sarà appunto anche Confindustria», commenta il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. Si parlerà delle varie opportunità offerte dalla città lagunare, ma non ovviamente in termini di turismo («direi che di quello non abbiamo bisogno», scherza Orsoni), quanto piuttosto delle possibilità di investimento. Un capitolo a parte sarà anche quello dei beni culturali e storici, che a Venezia sono innumerevoli ma anche fragilissimi e bisognosi di restauri come l’aria.

Ma è evidente che una buona parte dell’attenzione la prenderà il Mose, il sistema di 78 paratoie che, una volta in funzione (se tutto va secondo cronoprogramma, nel 2016), dovrebbe difendere il centro storico dall’acqua alta.

«D’altra parte non è una novità che le dighe siano più apprezzate all’estero che in Italia – dice con un po’ di polemica il presidente del Consorzio Venezia Nuova, l’ex senatore e sottosegretario Mauro Fabris – del sistema Mose come opera straordinaria si parla più nel mondo che qui da noi». Fabris e il direttore del Consorzio Venezia Nuova, Hermes Redi, proprio una decina di giorni fa si sono incontrati con il sindaco Orsoni per discutere della parte della missione che riguarderà le dighe. «Quando un’istituzione ci chiama per presentare il nostro progetto noi andiamo volentieri », continua Fabris. Il problema delle alluvioni a New York è legato soprattutto alla questione degli uragani, che ha visto il suo picco lo scorso ottobre con l’uragano Sandy, in grado con la sua forza devastante di uccidere 53 persone nella sola Big Apple e di creare decine di miliardi di dollari di danni. Proprio in seguito a Sandy il tema di una difesa dalle inondazioni della città — la cui struttura è molto più complessa di quella di Venezia, che si trova all’interno di una laguna con sole tre entrate, cioè le bocche di porto — è risalito nell’opinione pubblica, anche se all’epoca il sindaco Bloomberg aveva espresso un certo scetticismo sull’argomento. Ora però pare aver cambiato idea e chiede anche a Venezia di aiutarlo a trovare la soluzione migliore.

 

 

 

 

 

 

Corriere della Sera.it

Redazione web  27-09-2013

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