Nogarole: incontro con Italo Filippin, autore di “La Via Crucis di Erto”

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Venerdì 28 marzo alle 20.30 presso il salone parrocchiale don Bosco di Nogarole Vicentino ci sarà un incontro con ITALO FILIPPIN – scrittore, guardiacaccia, guida alpina, naturalista proveniente da Erto e spesso citato nei libri di Mauro Corona – che presenterà il suo libro “La Via Crucis di Erto” (2012).

L’evento non è un caso. Proprio a Nogarole, infatti, dal 1980 si tiene la SACRA RAPPRESENTAZIONE POPOLARE DELLA PASSIONE DI CRISTO SECONDO I VANGELI, una tradizione molto sentita e messa in scena da attori non professionisti, che quest’anno è il programma per venerdì 11 e sabato 12 aprile.
Italo Filippin scenderà perciò dalla Val Cellina per raccontare la storia di un’altra rappresentazione, molto più antica: quella della VIA CRUCIS DI ERTO.

A Erto da almeno trecento anni la chiamano I Cagnudei.
Un nome sulla cui origine non c’è nulla di certo. Solo una matassa di ipotesi e teorie più o meno fantasiose o attendibili.
I Cagnudei è il nome della Sacra Rappresentazione del Venerdì Santo, quella gigantesca opera lirica, dove un intero paese si immedesima e si racconta nella morte del Cristo. Una miscela arcaica di sacro e sacrilego, una visione profana del mondo e della propria vita.
La Passione di Erto, seguita ogni anno da migliaia di persone, è la sintesi dei principali sentimenti terreni, è una summa del vissuto umano, una commistione di vita e morte, pietà e odio, inganno e lealtà. Ambizione e umiltà, giustizia ed empietà.
(tratto da “La via crucis di Erto”, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, Pordenone, 2012).

Nogarole e Erto, due realtà lontane, ma vicine per sentimento e tradizione.
Un incontro senz’altro da non perdere.

Italo Filippin è nato a Erto nel 1944. Ha vissuto su entrambi i lati della barricata. Da giovane ha seguito le orme dei vecchi cacciatori della sua valle, per i quali l’attività venatoria era spesso questione di sopravvivenza. Dagli anni Ottanta ha fatto il guardiacaccia, sempre però coltivando l’antica passione. Negli anni Settanta ga guidato le lotte della minoranza ertana che aveva scelto, dopo la diaspora seguita al disastro del Vajont, di tornare a vivere nel paese di origine. E’ ritenuto uno dei più esperti conoscitori delle montagne della Val Cellina e dei dintorni, ora in parte incluse nel Parco delle Dolomiti Friulane. (tratto da “La via crucis di Erto”, Edizioni Biblioteca dell’Immagine, Pordenone, 2012).

 

 

 

 

Redazione web 27-03-2014

 

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