Non guardare quel film

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Un domestico riposo forzato, divano, plaid e un film (e qualcuno c’avrebbe pure aggiunto “frittatona di cipolle, famigliare di Peroni gelata e rutto libero!”). Ma quale titolo scegliere?

Anzi, rovesciamo la questione e rendiamola più “divertente”: in un periodo tanto assurdo, quali sono le pellicole che fino a ieri ci divertivano, intrigavano, affascinavano e che oggi invece sarà davvero il caso di evitare? Abbiamo perciò stilato una breve e personalissima classifica dei cinque lungometraggi oggi meno opportuni da vedere o rivedere, ma che, ne siamo certi, passata anche questa vorremo riscoprire.

In quinta posizione troviamo Virus letale

Un devastante virus colpisce il continente africano e un medico graduato crede sempre più fermamente che lo stesso possa propagarsi anche negli Stati Uniti. Nessuno gli dà credito, ma intanto in California iniziano ad esserci le prime vittime. E se fosse un meschino disegno militare?
I complottisti più scavati, che tanto divertono i lettori sui social, potrebbero essersi ispirati proprio al film diretto nel ’95 dal tedesco Wolfgang Petersen per elargire al mondo dell’Internet le loro bizzarre teorie.


Al quarto posto si piazza Ultimo rifugio: Antartide

Un virus creato in un laboratorio militare (ancora loro, accidenti) sfugge al controllo degli scienziati e, per
farla breve, stermina l’umanità ad eccezione di pochi sopravissuti che in Antartide (sì, il titolo italiano non
lascia troppo spazio all’immaginazione) cercano di salvare il salvabile e da lì ricominciare. Film giapponese che pur avendo ormai quarant’anni sulle spalle meriterebbe maggior fortuna.


Siamo sul gradino più basso del podio con Light of my life

Un virus ha annientato per grandissima parte la popolazione femminile. Un padre si sposta tra i boschi
con la figlioletta per proteggerla da uomini che ormai senza donne rivelano bassi istinti, brutalità e
violenze insospettabili.
Un intimo, piccolo, recentissimo gioiello che alle macerie materiali preferisce esporci quelle morali.





Ad un titolo dal traguardo si ferma La città verrà distrutta all’alba

In seguito a un incidente aereo, un virus che l’esercito intendeva usare come arma batteriologica si sprigiona in una piccola città rendendo i suoi abitanti mortalmente violenti. Per arginare il pericolo, ma soprattutto per nascondere agli occhi del mondo la verità, le autorità isolano la zona mentre coltivano l’idea di distruggerla, insieme alla popolazione. È il 1973 e George A. Romero esprime a suo modo una rigorosa critica sociale e militare in tempo di contestazione alla guerra del Vietnam.


E finalmente, the winner is…Contagion

Torna negli USA da Hong Kong, ha i primi sintomi influenzali, muore. Il virus si espande
velocissimamente in ogni continente mentre si cerca una cura. Seguiamo più personaggi – simboli dislocati- in ogni angolo del globo. Steven Soderbergh tratteggia un mosaico umano attraverso molteplici, stimolanti, punti di vista. Pochi titoli scelti tra i tanti che avremmo potuto elencare, ma che siamo certi, a tempo debito saprete e sapremo goderci carichi dell’opportuna serenità. Nel frattempo, tra un film e un altro rimanete in zona…torneremo prestissimo.

Di Federico Tosato

Redazione web
17/03/2020

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