Nuovo DPCM: scaricabarile sui sindaci?

Il nuovo DPCM, annunciato in diretta ieri sera dal Premier Giuseppe Conte, ha già suscitato le prime polemiche. In particolare a finire sotto la luce dei riflettori è stata la delega ai sindaci riguardo la possibilità di effettuare delle restrizioni, ed in generale la poca chiarezza in merito. Ma cosa ne pensano realmente i sindaci? Noi del Corriere Vicentino siamo andati a chiederlo ad alcuni primi cittadini dell’Ovest Vicentino.

Chi esprime più di qualche perplessità è Dino Magnabosco, sindaco di Montebello Vicentino: “Sono molto scettico – spiega -, perché è vero che i sindaci sono le sentinelle del territorio, ma abbiamo già molte responsabilità e non vorrei che ricadesse su di noi anche quella di eventuali focolai causati da mancate chiusure. Se proprio dobbiamo essere noi a compiere questi controlli, auspico che ci sia un supporto concreto da parte della Prefettura per quel che riguarda il contrasto agli assembramenti e da parte dell’Ulss per quel che riguarda gli aspetti sanitari”.

Anche il Primo Cittadino di Montecchio Maggiore è di parere simile: “Mi sembra un decreto un po’ frettoloso – dichiara Gianfranco Trapula -, dove ci sono parecchie cose da chiarire e soprattutto dove vengono date delle incombenze, sembra, ai sindaci, riguardo la chiusura di piazze e strade. Questa potrebbe essere una cosa molto complicata, essendo a corto di uomini e mezzi, anche se vedremo in seguito il dettaglio delle disposizioni per potere agire in questo senso”

“Il problema è la mancanza di sistemi di controllo coordinati a livello nazionale – sostiene invece Luca Albiero, sindaco di Zermeghedo -. Un sindaco può certamente chiedere aiuto alla Polizia Locale, ma non c’è personale a sufficienza. Lasciare le decisioni sulle chiusure al sindaco significa scaricare le responsabilità sull’ultima ruota del carro. Lo Stato deve prendersi le proprie responsabilità e assicurare i controlli, perché i sindaci non hanno gli strumenti per farlo”.

 

Redazione web
19/10/2020

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