ORPHÉE & EURYDICE

url

Nella sala Maggiore del Comunale di Vicenza, sabato 9 marzo Frédéric Flamand in anteprima nazionale ha messo in scena ORPHÉE & EURYDICE come se stesse costruendo una nuova città in un nuovo mondo.

Scava la terra per Orfeo che piange la morte dell’amata sposa Euridice. Prende un foglio bianco quando Amore, inviato da Giove, gli propone di discendere agli inferi per riportarla con sé alla vita. E comincia a disegnare, nella continua discesa verso gl’inferi. Costruisce case e palazzi, individua le linee ove far scorrere l’acqua che bagnerà il mondo e lo farà crescere e germogliare.

Le cornici sono spazi immaginari di un universo parallelo che ruota intorno a se stesso, e crea così nuovi spazi, nuova aria da respirare. L’acqua scorre e crescono alberi, germogliano i palazzi e le costruzioni prendono vita con le mani della vita stessa che compongono lo scenario come un bambino illuminato con una confezione di Lego che siede sul parquet di un enorme soggiorno di una casa vuota.

C’è pulizia, estrema, che riempie lo spazio senza mai invaderlo, in quella lucente assenza di colori, dove il bianco e il nero accolgono tra le loro braccia un’azzurra Euridice.

Ancora una volta Flamand marchia con il suo respiro l’indissolubile rapporto tra danza e architettura, dove ogni movimento corrisponde a una linea tracciata nella sua personale rivisitazione della storia e della letteratura.

Con il prezioso apporto delle istallazioni di Hans Op de Beeck, la rappresentazione fa un salto nel futuro con l’assoluto rispetto per la sofferenza beffarda della mitologia. Le musiche di Christoph W. Gluck ci regalano l’intensità dell’eternità. La coreografia di Flamand forse non ci scalda i cuori ma ci apre le menti.

Invia la risposta

Lascia il tuo commento
Scrivi il tuo nome qui