Il Patto di Gambellara tra Renzi e gli industriali vicentini

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Passerà alle cronache, magari addirittura alla storia, come il Patto di Gambellara. A lanciarlo, nei confronti di Matteo Renzi, il presidente di Confindustria Vicenza Giuseppe Zigliotto: «Voi ci tagliate le tasse del 30 per cento e noi aumentiamo gli investimenti del 50».

Dall’assemblea che per la prima volta ha visto riuniti gli imprenditori di Verona e Vicenza (tremila in platea) parte dunque un messaggio fortissimo. Destinato a rappresentare una svolta nei rapporti tra governo e mondo della produzione. Di più: a segnare la via maestra per la ripresa. La fiducia accordata a Renzi da industriali, artigiani, e padroncini del Nordest si era già vista con quel clamoroso 37,5 per cento concesso al Pd nelle recenti elezioni Europee. Ora si va oltre. Si propone uno scambio. Un do ut des nell’esclusivo interesse del Paese. Obiettivo (ambizioso): ridare vigore all’intero sistema economico.

Se il governo e il suo leader andranno avanti pancia a terra sul versante delle riforme e se riusciranno davvero ad abbassare le tasse, noi imprenditori non avremo nessun timore nel (ri)mettere mano al portafogli. È solo in questo modo che l’Italia può ripartire, anche sul piano dei posti di lavoro: togliendola dalla palude dell’immobilismo e dei veti incrociati da una parte, immettendo la benzina degli investimenti dall’altra. Se ne riparlerà, c’è da augurarselo, sabato durante l’assemblea di Unindustria Treviso, ancora alla presenza di Renzi. Ma la rotta è segnata. Il Patto di Gambellara ha tutte le carte in regola per essere la base su cui costruire la rinascita, dopo sei anni in cui sono stati bruciati 11 punti di Pil (calcolo di Prometeia). Poi, è chiaro, gli accordi vanno rispettati. Difficile che Renzi riesca a trovare le risorse per abbattere del 30 per cento il peso delle tasse, benché sia evidente l’urgenza di un intervento massiccio. Eurostat ha appena sottolineato che a fine 2012 la pressione fiscale aveva raggiunto il 44 per cento, oltre quattro punti al di sopra della media europea. Per non parlare dell’imposizione sulle imprese, superiore al 68 per cento.

Quello che conta, comunque, è che il governo avvii al più presto un processo di semplificazione del fisco e che mantenga le promesse sulle riforme: del mercato del lavoro, della pubblica amministrazione, della giustizia. Da parte imprenditoriale, invece, la parola d’ordine non può che essere una: investimenti. Causa la Grande Crisi, come ha ricordato il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, sono crollati al livello minimo dal Dopoguerra: appena il 17 per cento sul Pil. Per cominciare, occorre sfruttare le condizioni favorevoli per la riapertura dei rubinetti del credito, con la Bce di Mario Draghi impegnata a spingere affinché le banche riversino finalmente sul mercato i miliardi ottenuti a tasso agevolato dopo il crac Lehman Brothers. Tornare a investire significa accelerare l’innovazione di prodotto e di processo. Partire alla conquista di mercati internazionali. E perché no, creare posti di lavoro. Proprio nelle stesse ore di Gambellara, Confartigianato Treviso ha presentato una ricerca secondo la quale il 30 per cento degli associati si dichiara pronto ad assumere. La ripresa non può attendere.

 

 

 

 

 

 

Corriere del Veneto.it

Redazione web 18-06-2014

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