Rebekka Bakken al Vicenza Jazz

Vicenza Jazz ci ha visto lungo, invitando Rebekka Bakken e la sua band: un concerto di quelli che segnano un festival, tenutosi il 3 luglio.

 

DI CHI SI TRATTA . Rebekka Bakken nasce a Oslo nel 1970, imponendosi precocemente tra le cantanti jazz scandinave della sua generazione, poi una vita in giro a studiare piano e violino, da New York a Milano. La sua vita artistica inizia giovanissima con un duo col chitarrista austriaco Wolfgang Muthspiel conosciuto a Manhattan, col quale gira i club statunitensi e produce tre album. Ma la Bakken è animale da palcoscenico, e ha bisogno di palco che illumini solo lei: così rientra in Europa, stabilendosi in Austria e lì pubblica il primo disco da solista, The Art of How to Fall.

 

UNA DEA. Questa è la sensazione che si ha quando il suo vestito bianco viene illuminato dalle luci che la guidano al centro del palco: ad accompagnarla una band di altissimo livello con Jørn Øien (tastiere), Johnny Sjo (basso), Karl O. Wennerberg (batteria), ma è lei il centro indiscusso di ogni gesto.

La sua voce in due soli passi riempie il teatro e in pochi istanti ci sembra si essere in un’altra dimensione: quella che lei ha deciso per noi, tutti ai suoi piedi dopo un solo respiro.

Una presenza scenica rara, di cui si prende coscienza ancor prima di poter apprezzare la pulizia della sua voce, quel suono tanto freddo quanto incredibilmente sensuale, che è capace di creare. Un timbro scandinavo impregnato di folk e di pop, uniti con naturale precisione nel fantastico parallelo musicale che per semplicità ci piace chiamare jazz.

Un’animale da palco, discreto ed elegante, con l’ironia di chi ha assaggiato il mondo e ha vissuto in Italia: sa ridere, scherzare, sbronzarsi, e ha ben chiara l’importanza del cibo nella vita. Perché per nutrire una voce bisogna soddisfare un palato, e per nutrire l’anima noi abbiamo bisogno di jazz.

Paolo Tedeschi
07/07/2021

 

 

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