Il «salva ginocchia» che blocca il sedile davanti e fa litigare in aereo

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«Il diritto di reclinare il tuo sedile finisce dove iniziano le ginocchia dell’altro». Aggiornamento casereccio, agli anni Duemila, della celeberrima frase del giudice americano Oliver Wendell Holmes che originariamente, nell’Ottocento, parlava di pugni invece che di sedili e di naso invece che di ginocchia. Ma di cui, senza andare troppo per il sottile, si è fatto scudo nei cieli fra Newark e Chicago un passeggero americano che qualche giorno fa si è seduto in fila 12 di un volo della United Airlines e per difendere le sue ginocchia extra long ha sistemato un aggeggio di scarso ingombro e di buon prezzo, poco più di 16 euro, per bloccare il «sopruso» della signora davanti a lui: lei desiderava allungarsi un po’, mentre lui voleva lavorare comodo con il suo tablet.

Si chiama «Knee defender» (salva ginocchia), ha visto la luce nel 2003 ed è formato da due ganci a forma di U che si applicano ai lati del tavolino estraibile per creare uno spessore che blocca il sedile davanti. E che ha creato anche parecchia turbolenza a bordo del volo 1462 diretto a Denver, costretto ad atterrare senza preavviso a Chicago. Per far scendere i due passeggeri, entrambi 48 anni: lui ha respinto l’invito della hostess di togliere i suoi ganci e liberare il tavolino, mentre la signora ha tirato in viso al fastidioso compagno di viaggio un bicchier d’acqua. La Federal Aviation Administration finora non ha proibito l’uso dei ganci e le compagnie si stanno interrogando sul da farsi.
L’inventore, Ira Goldman, l’imprenditore alto 1,90 che ha avuto l’idea di un Knee defender la volta che per proteggere le gambe chilometriche infilò un ombrello nel tavolino estraibile, non si allarma, anzi difende la controversialità della sua scoperta che funziona da pubblicità gratuita e ha fatto diventare il para-ginocchia oggetto del desiderio: in questi giorni le vendite si sono impennate e il sito Gimko è andato in tilt a causa di questo aggeggio «passivo-aggressivo» che prende di petto una indubitabile questione degli aerei, lo spazio sempre più ridotto, e che ormai è la prima causa di lite in cielo, ancor prima dell’aria condizionata, il bagaglio nelle cappelliere, la toilette, la luce. Dai 78,7 centimetri di alcune compagnie europee come British Airways e Lufthansa che rientrano nei canoni medi, si arriva ai 73,7 delle compagnie aeree del Sud della Cina: e proprio nei cieli cinesi ci sono state due risse una dopo l’altra che hanno convinto le autorità a rivedere al rialzo le sanzioni. Alcune compagnie low cost come Ryanair e Spirits Airlines hanno risolto il problema rendendo i sedili fissi.
Ma sulle altre linee dove ci si affida alla sensibilità e all’educazione del passeggero è naturale che scoppino liti a bordo: nel 2011 su un volo partito da Washington per il Ghana ne infuriò una tale, causa sedili, che l’aereo tornò indietro scortato da due Falcon 16, chiamati per paura che dietro la zuffa ci fosse un attacco terroristico.
«Io ho solo sottolineato che il Re è nudo» dice Goldman e nel suo sito si spinge più in là, argomentando a favore delle persone alte e del loro diritto a «difendersi da chi non si preoccupa della lunghezza delle tue gambe e di tutto quello che c’è dietro di lui». Quasi un manifesto della nuova etica individuale che predica il Me First , io per primo, alla quale, in un progressivo avvitamento degli opposti egoismi, non si può che contrapporre un altro Me First . Per incontrarsi in una specie di terra franca dove dominano gli Wild spirits e le regressioni infantili, quasi come in una assemblea di condominio: succede sempre quando le nuove tecnologie si confrontano con gli spazi ristretti. Succede in taxi, quando ognuno, a cominciare dal conducente, parla ininterrottamente al cellulare, in treno con le voci che si sovrappongono, al cinema con il lampeggiare delle chiamate «silenziose», al ristorante dove la convivialità è umiliata dalle telefonate intrecciate.
Una continua intrusione nelle vite altrui che denota come la soglia di educazione civica si fa sempre più bassa. Difficile in latenza di regole stabilire quel confine quasi prossemico di cui parlava Wendell Holmes fra le opposte libertà individuali. Ma qua la faccenda è più delicata, qui si sta nei cieli. Chissà di che cosa dovremo preoccuparci se mai inizieranno i viaggi turistici nello spazio.

 

 

Corriere della Sera

Redazione web 28-08-2014

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