Sotto il segno dei pesci

Venditti ha scelto Marostica per il compleanno di “Sotto il segno dei pesci”, facendoci subito capire che aveva tanta voglia di raccontarci gli ultimi 40+1 anni: a farla da padrone è l’animo retrò dell’artista che ha della condivisione un concetto altissimo.


Sul palco era accompagnato dalla band storica, composta dagli amici di sempre, e dentro di lui la gioia incontenibile di chi ha vissuto una vita di coerenza e soddisfazioni: non è che proprio tutti possono camminare a testa alta con questa consapevolezza.
Ha cantato, ma soprattutto ha parlato; del potere, delle lotte per ottenerlo e per combatterlo, del potere che “logora chi non ce l’ha” ma travolge e destabilizza chi lo raggiunge; con un sorriso tirato ci ha spiegato le sue battaglie legali con le case discografiche e con un filo di compiacimento romanesco ha confessato le sue amicizie con Dalla e De André ma soprattutto De Gregori, quasi un fratello. Ci ha raccontato storie di donne, di sofferenza, di eroina, e con una tensione mai vista ha cantato Lilly: dopo molti anni purtroppo quella canzone è tornata ad essere necessaria, perché quella merda che ti fa quattro buchi nella pelle, e ti lascia nuda e senza scarpe sta tornando a uccidere come negli anni 70 (e noi qui ancora a filosofeggiare sulla cannabis).
Poi Antonello si è seduto al pianoforte e ha pensato che era il momento degli abbracci e dei ricordi, ci ha rapiti tutti e basta: Compagni di scuola – Ci vorrebbe un amico – Notte prima degli esami. Pum, Pum, Pum. Di colpo ci siamo trovati coi brividi lungo la schiena, occhi e bocca spalancati e la testa invasa dalla campanella delle otto e mezza, dall’esame di maturità; dai nostri vent’anni, dalle storie d’amore vissute, dalle tante desiderate e mai avverate. Dalle bombe delle sei, che non fanno male, perché è solo il giorno che muore.

È stato un viaggio con così tanta romanità che non è servito cantare Roma capoccia . È stato anche il concerto pop più lungo della storia: sì perché a mezzanotte Venditti ha annunciato con serenità che avevamo appena raggiunto la metà del concerto. Gente nel panico a consultare la scaletta – vero, eravamo a metà – ma… beh… nessuno se n’è andato prima. Perché quando c’è un cantautore che ha segnato un’epoca, che sorride gioioso sul palco, felice come un bambino di essere lì con il suo pubblico, diciamoci la verità, come si fa a farsi sconfiggere dal sonno? E a rinunciare ad andare sotto il palco a cantare a squarciagola In questo mondo di ladri e Ricordati di me, che più che una canzone di chiusura è un monito: ehi, ragazzi, non perdiamoci di vista, perché senza amore siamo niente e senza amicizia siamo nessuno. Allunghi una mano, sorridi e capisci che è semplicemente vero.
Grazie An-to-nel-lo! An-to-nel-lo! An-to-nel-lo! An-to-nel-lo!

Paolo Tedeschi

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