La terra trema: ritorno al mare

Scan-140916-0029

Durante il festival internazionale di cinema Doc Lisboa di alcune settimane fa, un posto speciale nel programma è stato riservato al film La terra trema di Luchino Visconti. Il film, ispirato al romanzo I Malavoglia di Verga, mostra le durissime condizioni e la miseria alla quale sono ridotti i pescatori del paesino di Aci Trezza. Proiettato nel centralissimo e suggestivo Cinema São Jorge, ha visto una buona quantità di pubblico riempire la bella sala Manoel de Oliveira (intestata al grande regista portoghese) per vedersi due ore e quaranta di immagini in bianco e nero dalle quali uscivano parole siciliane strette e incomprensibili, fissate e tradotte alla bell’e meglio in sottotitoli portoghesi. Il neorealismo italiano, si capisce, è un classico, ma è venuto da chiedersi: che ci fa l’Aci Trezza di un secolo fa nella Lisbona cosmopolita e frenetica del XXI secolo? In un festival di tale importanza, qual è il filo?

 

Recentemente, è capitato di aprire il giornale e leggere di tre pescatori (padre, figlio e dipendente) rimasti per più di un’ora in ammollo nell’oceano dopo che la loro barca era stata tirata sotto dalla forza imprevedibile del mare. Sono stati miracolosamente salvati da un’altra imbarcazione che, parole della truppa, passava di lì per caso quando d’un tratto hanno sentito grida di aiuto provenire dal ventre di quella nebbiolina informe che è l’oceano alle 6.00 di una mattina a Novembre. Due pagine dopo, sullo stesso giornale, si riportava l’intervista ad un tale Mário Pedro che diceva: «dobbiamo rischiare e uscire in mare anche col mal tempo, perché lo Stato non dà sussidi ai pescatori e le spese sono molte». Ed è così che, attorno o all’ombra della Lisbona cosmopolita e frenetica del XXI secolo, si raccolgono qua e là cocci frantumati fino a cavarne una figura: i pescatori.

Facendo un po’ di ricerca, si viene a conoscenza di un fenomeno del tutto contemporaneo in Portogallo: il ritorno al mare. Con la crisi che miete stipendi e con città senza più posti, la terra trema e ributta gente in acqua. Molti giovani (e non solo) si riversano nelle barchine di legno bianche e azzurre (tanto care ai souvenir) e si siedono ad occupare il posto che i padri avevano abbandonato nell’illusione che a terra il progresso moltiplicasse pani e pesci per tutti. Come tanti “Ntoni” di Visconti, ci si costringe a salire di nuovo a bordo e spesso le barche escono più piene di quanto potrebbero. E, come ci spiegava Mário Pedro, anche col mal tempo, perché se non si pesca non si mangia. Si arriva a passare anche dodici ore in mare, senza neppure la garanzia di un guadagno decente, dato che il salario dipende da quel che si è pescato e si sa che l’Atlantico non regala tanto facilmente. Tutto questa situazione perché, come spiega bene un articolo sul quotidiano Publico di Enric Vives-Rubio, il governo portoghese, attratto dalle sirene del turismo e della globalizzazione, ha preferito investire i danari dell’UE in orizzonti più moderni, dimenticandosi di tutelare e attualizzare il settore ittico, sebbene sia storicamente un punto marcante della società portoghese.

I chilometri di distanza sono parecchi, ma non siamo poi così distanti da Aci Trezza. La proiezione de La terra trema nel cuore della vita borghese e mondana assume una forte carica simbolica, riscoprendosi pienamente attuale. È una piccola scintilla che cerca di alimentare il debole fuoco del dibattito circa la questione dei pescatori. Eppure per incontrarli, basterebbe guardare oltre il piatto di pesce che ogni ristorante della città ci offre, considerando che, come mi è capitato di scrivere una volta, «il pesce pulito del nostro sabato sera è un diario di bordo di qualche uomo infreddolito e paziente che del mare ancora è fedele dipendente». E, di dipendenti, a quanto pare ce ne sono sempre di più.

 

 

(foto di Sofia Minetto)

 

MundusSories-logo

In un viaggio, a movimenti orizzontali (gli spostamenti) corrispondono movimenti verticali (il contatto); fili si intrecciano fino a creare la trama di un vicentino in giro per il mondo.

Invia la risposta

Lascia il tuo commento
Scrivi il tuo nome qui