Torcello, l’isola con 10 abitanti

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Sono rimasti in dieci gli irriducibili abitanti dell’isola di Torcello. Hanno un’età media di settant’anni, sono quasi tutti pensionati e vivono un po’ da eremiti nei vari angoli di questa terra antica lagunare.

Irriducibili perché fra le gloriose fondamenta di Torcello, nata prima di San Marco e resa celebre da Hemingway che qui amava andare a caccia con il giardiniere della locanda Cipriani, è in atto una sorta di fuga forzata degli abitanti. L’ultimo a lasciare è stato Luca Scalari, 38 anni, il più giovane, costretto al trasferimento in terraferma perché il bed breakfast dove lavorava ha chiuso i battenti: «Mio padre ha voluto così». E il padre, Luciano, 74 anni, ha detto basta per mille ragioni, perché «l’isola di giorno è troppo suk, troppo karaoke, troppi matrimoni e troppo impegnativa per chi ha un ginocchio che non va come il mio». Con la partenza di Luca, che ora fa il maestro di tennis a Vicenza, lavoro non ancora contemplato a Torcello, gli abitanti si possono dunque contare sulle dita delle mani. Dieci è il minimo storico.

Il declino Torcello conobbe infatti numeri importanti al suo massimo splendore: tremila residenti (secondo una ricerca dell’Università di Venezia che smentisce i trentamila della leggenda locale), sette chiese (oggi c’è solo Santa Fosca e la basilica di Santa Maria Assunta, anno 639), vari asili e scuole, delle quali rimane solo una struttura abbandonata che spunta come un’ortica sul retro dell’elegante locanda Cipriani tenuta da Bonifacio Brass, figlio del regista Tinto. Una decadenza studiata a fondo da Diego Calaon, archeologo dell’Università di Venezia e di Stanford (Stati Uniti) e direttore scientifico degli scavi attuali nell’isola: «Reperti e studi ci dicono che la popolazione intorno all’anno mille era compresa fra i 1800 e i 3500 abitanti, un numero infinitamente grande per l’epoca. Si pensi che allora Torcello poteva competere con città come Parigi e Padova…». La parabola dell’ultimo secolo è scritta nei registri comunali: 280 residenti nell’anno 1949, 110 nel 1965, 16 nel 2011, 10 nell’aprile del 2014.

E così capita di vedere alla messa domenicale delle 10.30 un sospirante don Ettore, parroco di Torcello e pure monsignore perché l’isola è ancora delegazione patriarcale, che celebra in assoluta solitudine: «Succede ma io non mollo perché la parola di Dio qui non deve mancare».

La spesa si fa a Burano, il postino arriva una volta al mese.

 

 

 

 

Corriere del Veneto.it

Redazione web 01-07-2014

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