Trento è la Silicon Valley italiana

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La Provincia di Trento è uno dei luoghi del nostro paese che più ha scommesso sulla ricerca e sull’innovazione per crescere. Una strategia che ha avuto successo in questi anni, tanto che l’area che si estende tra il Garda e le Dolomiti è stata soprannominata la Silicon Valley delle Alpi.

Il quotidiano tedesco Die Welt racconta il successo della provincia di Trento: anche in Italia l’economia può crescere puntando sull’innovazione.

Il viaggio di Die Welt tra il Garda e le Dolomiti inizia dal racconto di tre imprenditori nepalesi, che sono arrivati in Italia grazie al programma della provincia Tech Peaks per attrarre chi scommette nell’IT. La start-up di internet di Rajeev, Bimal und Bibek si chiama Snippr e realizza un software per organizzare i contenuti prodotti dagli utenti online.

Un progetto che viene finanziato grazie ai 25 mila euro che la provincia di Trento mette a disposizione per la fondazione della società, come capitale di partenza, ed i 500 come contributo mensile. Al contempo il programma Tech Peaks mette a disposizione l’abitazione così come il pagamento dell’assistenza sociale, oltre che fornisce la consulenza necessaria all’attività imprenditoriale. Chi fonda un’azienda con Tech Peaks ha a disposizione sei mesi per sviluppare la nuova attività, e registrarla alla Camera di Commercio trentina, stimolando nel frattempo l’arrivo di nuovi finanziatori. In questo modo la provincia di Trento spera di contribuire alla fondazione di nuove 100 aziende innovative, che rafforzino il suo ruolo di Silicon Valley delle Alpi, il soprannome conquistato in questi anni.

L’articolo di Die Welt rimarca come la provincia di Trento rappresenti una vera e propria eccezione del nostro paese. Prima i motori dell’economia locale erano il turismo e l’agricoltura, mentre ora il maggior contributo allo sviluppo viene dall’industria dell’IT e dalle energie rinnovabili. A Trento 5000 persone lavorano nel settore dell’Information Technology, 800 dei quali nella ricerca. “L’innovazione regala alla provincia benessere. Il reddito pro capite è elevato, il tasso di disoccupazione è la metà rispetto a quello nazionale, al 6%. Il programma Horizon 2020 della Ue mette a disposizione 80 miliardi di euro per scopi di ricerca ed innovazione. Un elemento importate di questo programma è l’European Institute of Technology, un centro di ricerca che ha 6 città partner: Berlino, Eindhoven, Helsinki, Parigi, Stoccolma, e appunto la piccola Trento. Un ruolo centrale è svolto dalla fondazione Bruno Kessler, che collega il mondo della ricerca con quello imprenditoriale.

Die Welt sottolinea come il successo della provincia di Trento sia un’eccezione invece che una regola del nostro paese. L’Italia risulta arretrata nei settori della formazione e della ricerca nel confronto internazionale. L’istituto Ambrosetti, che ogni anno pubblica una graduatoria della competitività, mette l’Italia in fondo alla classifica. Nel campo innovazione il nostro paese ha la quintultima posizione, con un valore di 3,1 su una scala da 1 a 10, che lo colloca davanti solo a Malta. Grecia, Bulgaria e Romania. In testa c’è la Finlandia con 8,8. Questo dipende, sottolinea il quotidiano tedesco, dal fatto che in Italia le spese in R&D sono penalizzate, nel pubblico così come nel privato. “Quando c’è un buco di bilancio vengono cancellate le poste in ricerca in modo regolare, mentre le aziende e le università collaborano poco”. Paolo Annunziato, direttore generale del Consiglio nazionale delle Ricerche, il Cnr, rimarca come il nostro paese “non creda alla ricerca come fattore di benessere”.

Die Welt rimarca comunque come il modello della provincia di Trento sia difficilmente applicabile al resto del paese. Trento è una provincia autonoma, che ha una grande disponibilità finanziaria a differenza degli enti locali normali. Anche per questo ha potuto finanziare una spesa in ricerca e sviluppo che è praticamente doppia rispetto alla media nazionale. L’autonomia finanziaria, soprattutto per quanto riguarda le risorse mantenute sul territorio, è finita sotto attacco in questi ultimi anni di crisi. Il processo di decentralizzazione dello stato centrale, iniziato con le leggi Bassanini degli anni novanta e proseguito con la revisione del Titolo V della Costituzione, è stato sostanzialmente sospeso, come evidenzia anche l’intera vicenda dell’Imu. Un ribaltamento di strategia che dipende anche dall’Unione europea, che nei programmi di assistenza ha cercato sempre di ridurre i centri di spesa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Giornalettismo.com

Redazione web 28-8-2013

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