Treviso: scoperta città medioevale sommersa

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Un altro sito archeologico per Treviso. Stavolta, sommerso. Perché il rinvenimento operato dall’equipe guidata dal professor Massimo Capulli nel fossato murario tra Porta Calvi ed il Ponte de Fero ha prodotto risultati eccezionali. Ed in parte ancora tutti da scoprire.

«Dal primo rilievo di alcuni anni fa era emersa una ragnatela muraria – ha spiegato l’archeologo, docente all’ateneo di Udine – Successive ispezioni hanno permesso di appurare una sovrapposizione di opere muratorie, presumibilmente databili tra l’XI ed il XIV secolo, mentre ulteriori reperti, datati con il metodo del Carbonio 14, sono parsi ancor più antichi». Un piccolo tesoro nel fossato, dunque. Tutto ancora da esplorare, perché se la spettrografia ha evidenziato da tempo il reticolo, solo negli ultimi giorni l’equipe archeologica ha potuto iniziare l’ispezione del sito. Ovviamente, subacquea, trattandosi di materiale presente sul fondale del canale che lambisce il lato occidentale del centro storico.

Spazio alle ipotesi storiche, in attesa di maggiori approfondimenti. Stando ai documenti ritrovati (prima data utile il 1245), nel luogo in esame sorgeva un mulino di proprietà di un convento femminile dedicato a Santa Maria. Nel 1268 la confraternita religiosa, forse per motivi gestionali legati al flusso delle acque, donò lo stabilimento alla città, che lo demolì proprio per facilitare il passaggio del corso fluviale. Eventi che si collocano nella Treviso Medievale, nel periodo di costruzione di edifici storici pervenutici praticamente intatti quali la Loggia dei Trecento e Cà dei Carraresi. A poca distanza dal sito archeologico sorgeva l’originaria cinta muraria municipale, poi ricostruita e potenziata da Frà Giocondo in occasione della guerra della Lega di Cambrai contro Venezia all’inizio del XVI secolo.

Il ritrovamento ha già suscitato l’interesse della comunità scientifica: «Innanzitutto dobbiamo capire a chi o a cosa appartenessero le fondamenta scoperte – ha spiegato il professor Capulli – Seguirà un’opera di valorizzazione del sito per la quale sarà necessario il ricorso anche ad opere ingegneristiche».

Il Comune dal canto suo non intende lasciar soli i ricercatori. Anzi, l’assessore Ofelio Michielan si è già adoperato per recuperare fondi per l’iniziativa: «Intendiamo fornire a cittadini e turisti l’opportunità di vedere una scoperta assolutamente unica poiché non ci sono altri esempi in Italia di archeologia subacquea urbana. Per questo il mio ufficio ha lavorato per reperire risorse private. Grazie all’impegno di uno sponsor, di cui per il momento preferisco non rivelare il nome, potremo in futuro illuminare la zona notte e giorno a beneficio dei visitatori e della cittadinanza».

 

 

 

 

 

 

Gazzettino.it

Redazione web 07-07-2014

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