Un arzignanese in Antartide: la storia (e le magnifiche foto) di Riccardo Benetti

Riccardo Benetti ha 24 anni, vive ad Arzignano ed è un appassionato di geografia, astronomia e meteorologia. Passioni che, a fine gennaio, l’hanno portato fino in Antartide, alla Stazione Mario Zucchelli , situata a 16500km dall’Italia ad un fuso orario di +13GMT, l’ultimo del globo, dove avrebbe dovuto stare per settanta giorni in isolamento con un gruppo di 14 persone. Purtroppo l’emergenza Covid ha stravolto la sua avventura, costringendo ad una rocambolesca fuga dai ghiacci che abbiamo raccontato nelle pagine del Corriere Vicentino, attualmente in distribuzione. L’avevamo sentito a fine febbraio, all’inizio della sua avventura, quando ci aveva rilasciato l’intervista che vi proponiamo ora, assieme alle meravigliose foto scattate proprio da lui:

 

Una visuale della Base Mario Zucchelli

 

(Intervista effettuata a fine febbraio, prima dell’emergenza Covid-19, mentre Riccardo si trovava ancora in Antartide)

 

Riccardo, cosa ti ha spinto a candidarti per la missione?

Sicuramente la voglia di mettermi alla prova, di provare sensazioni estreme e di stare in un ambiente così diverso.

 

Come inizia quest’avventura?

Inizia circa un anno fa: casualmente ho visto la fotografia di due persone, sdraiate in mezzo alla neve con una tuta spaziale, che guardavano un cielo pieno di stelle (si riconosceva benissimo la Via Lattea come fosse disegnata), e in me è nata una profonda curiosità. Ho letto chi fosse l’autore e gli ho scritto un messaggio. Era un astrofisico, che aveva appena concluso la sua esperienza nella Base Concordia in Antartide, il posto più inospitale e remoto al mondo. Ci siamo scambiati dei messaggi e mi ha dato qualche consiglio su una possibile candidatura nel programma. Poche settimane dopo ho controllato il sito internet del Programma, le posizioni erano aperte e mi sono candidato senza pensarci due volte.

Ricordo benissimo i giorni successivi, lo avevo detto solo a un paio di persone che mi hanno guardato con un’aria confusa chiedendomi se ero fuori di testa.

 

Com’è stato l’impatto con la nuova realtà?

L’arrivo in Antartide è stato abbastanza travagliato, ci sono volute più di 30 ore di viaggio aereo attraverso Emirati Arabi, Indonesia, Nuova Zelanda e infine il volo americano militare che ci ha portati fin qui. Quando ho messo il primo piede nel quinto continente è stato memorabile, tutto quello che mi circondava era di colore bianco, ghiaccio o neve, si elevavano delle montagne fino a toccare le nuvole: emozionante!

La base è parecchio grande e si sviluppa in 3 rami e 2 livelli, dimostra la sua età ma è alquanto affascinante e nelle ore notturne (siamo nell’autunno antartico e vi sono alcune ore di crepuscolo) sembra di stare in una stazione spaziale!

 

Quali sono state le difficoltà maggiori?

Le difficoltà che sto riscontrando qui sono molte, ma solo una è particolarmente complicata, la secchezza dell’aria. L’umidità fuori dalla base è quasi sempre tra il 25 e il 50%, cosa molto diversa dalle nostre umide zone. All’interno della base è ancora minore, la pelle si secca moltissimo e con lei anche le mucose nasali che sanguinano spesso. Devo bere 4 o 5 litri d’acqua al giorno, per non svegliarmi di notte con la sete! Altre difficoltà che ho riscontrato sono le scosse elettrostatiche, sempre legate al fattore umidità (sono molto fastidiose e potenti), la luce del sole perenne, anche di notte, che però con i giorni sta perdendo spazio e, dulcis in fundo, il freddo e il vento!

 

Come ti sei trovato con il resto dell’equipe?

La base ha chiuso i battenti circa la prima settimana di febbraio ed è rimasto un gruppo di 14 persone. Siamo qui per ristrutturare i locali della base, pertanto il gruppo è composto da personale logistico: due elettricisti, due saldatori, due decoratori, tre manutentori, un’impiantista, un cuoco, un medico e il capo spedizione. Il gruppo è coeso, siamo tutti molto simpatici e amichevoli e se ce bisogno di aiuto cerchiamo di supportarci a vicenda.

 

Una simpatica foca
Alcuni pinguini

 

In cosa consiste il lavoro alla base Mario Zucchelli, e in particolare la tua occupazione?

Il lavoro principale è appunto la ristrutturazione dei locali della base. Poiché siamo un piccolo gruppo dobbiamo essere polivalenti in molti campi: per esempio io mi occupo di igiene, del magazzino interno, della manutenzione e delle previsioni meteorologiche.

 

Com’è la tua giornata tipo? 

Inizia la mattina, faccio il mio giro di pulizie del bar, della mensa e aree comuni, e dopo pranzo mi dedico con i colleghi al restyling: si montano mobili, cartongessi, si stucca ecc.. Tre volte al giorno mi dedico attentamente alle previsioni meteorologiche, la mia grande passione, infine rifornisco la base dei materiali necessari stoccati nel magazzino interno e nei container esterni.

 

Ci sono cose che noi diamo per scontante, mentre lì è diverso?

‘Ah ma vai in mezzo agli orsi come Checco Zalone!’ questa è stata la battuta più sentita negli ultimi mesi. In realtà, a differenza del polo nord, qui non ci sono orsi, ma pinguini, foche, orche, balene e i simpatici skua!

A parte gli scherzi, qui in base la vita ovviamente è molto diversa: l’ambiente è così estremo che non esistono altre forme di vita, niente mosche, zanzare, insetti. Siamo in un ambiente circoscritto e non si può fare quel che si vuole, ma vanno rispettate delle regole severe che ci vengono illustrate con un briefing al nostro arrivo: se vuoi uscire (meteo permettendo) non devi mai essere solo e devi sempre portare la radio che ti è stata consegnata all’arrivo, avvertendo della tua uscita la sala di controllo. Vivendo in gruppo ovviamente la tua privacy è minore, abbiamo degli orari di lavoro, colazione, pranzo e cena, che dobbiamo rispettare. L’unica presenza femminile in base è il medico.

Il vulcano Mt. Melbourne

 

Cosa ti manca dell’Italia, in particolare di Arzignano?

Mi mancano ovviamente gli affetti più cari, ma anche i prati verdi, le camminate in montagna, gli animali, le persone, il muoversi tra le città con l’auto: cose apparentemente banali, ma di cui qui si sente la mancanza.

 

Com’è il cibo?

Il cibo è principalmente liofilizzato, essiccato e disidratato; con la base in piena operatività vi sono dei voli settimanali che portano viveri, frutta e verdura freschi dalla Nuova Zelanda e dall’Australia. Il nostro cuoco, siciliano, è anche panettiere e ha sviluppato un metodo di lievitazione naturale con l’acqua dissalata antartica, ci prepara delle prelibatezze! Il sabato sera pizza e domenica bistecca e patate!

 

Consiglieresti a qualcuno la tua esperienza, o comunque di andare in Antartide? 

Per chi ha la possibilità di farlo lo consiglio altamente per vedere una realtà diversa, unica, forse l’ultima terra vergine rimasta: ovviamente si deve avere uno spirito di adattamento molto alto perché qui nulla è scontato ed è la natura che comanda.

Attualmente, da quello che so si può entrare in territorio Antartico solo nell’ambito di programmi scientifici come questo, il PNRA, Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, finanziato dal MUR (Ministero dell’Università e della Ricerca) e attuato dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) per il coordinamento scientifico e dall’ENEA (Agenzia per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) per l’organizzazione e l’attuazione logistica delle spedizioni.

C’è chi arriva anche con delle crociere molto costose, soprattutto dalla Penisola Antartica (Argentina), che però sono un potenziale pericolo per l’impatto ambientale che provocano a questo ambiente ancora quasi totalmente incontaminato.

Un corridoio della Base Zuccheli

La questione dello scioglimento dei ghiacci: che ne pensi? 

Questa domanda mi affascina molto. Il mio parere personale, non da scienziato, è che il nostro pianeta è sempre stato soggetto ai cambiamenti climatici: i cosiddetti cicli di Milanković sono dei cicli di raffreddamento (glaciazioni) e cicli di riscaldamento che avvengono ogni un certo numero di anni. Noi in questo momento siamo in una fase di riscaldamento e questa fase attuale però è in veloce accelerazione anche a causa della mano dell’uomo.

 

Hai potuto verificarne gli effetti?

In Antartide, negli ultimi vent’anni è stato constatato un aumento delle temperature, abbiamo assistito al distaccamento di ghiacciai, alcuni dei quali si sono sciolti riversandosi in mare, mentre altri sono rimasti compatti e si sono trasformati in iceberg.

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Attualmente mi concentro sul vivere al meglio questa bellissima esperienza, per il futuro ho molte idee per la testa che spero di riuscire a concretizzare: vedremo cosa avrà in serbo per me il destino!

 

Redazione web
13/07/2020

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