Uri Caine al Vicenza Jazz

Uri Caine è lo specchio di questo Vicenza Jazz, intriso di passione per la musica: “Oltre le colonne d’Ercole, alla ricerca di una nuova luna”. Ma anche oltre la pioggia e il clima invernale.


Uri Caine si presenta senza fronzoli, vestito come in un uggioso pomeriggio casalingo, perché a Vicenza è di casa: e casa sua è il Teatro Olimpico, che ogni volta che ti siedi sulle scalinate ti emoziona come alla prima. Ammiri la profondità, fai un gioco di sguardi con le statue, e alla seconda nota chiudi gli occhi e ti senti in paradiso.

Uri Caine siede al pianoforte per un esibizione in trio con Mark Helias(basso), Clarence Penn(batteria), e dà vita a un concerto di quelli che dovrebbero mostrare ai dibattiti filosofici. Cos’è il jazz, perché ti piace, cosa ti trasmette, ma non ti annoi? Forse nessuno avrebbe avuto il coraggio di chiederlo direttamente a lui, così Lui, per andare in supporto a chi è trafitto da questi dubbi esistenziali decide di andar loro incontro con calma, dignità e classe. E grida con tutta la forza che in corpo: rock and roll signori miei, ROCK AND ROLL!! E l’ha gridato così forte da dare un senso all’espressione trattenere il fiato: un’ora e mezza così intensa da entrarti nelle ossa.
Questa è solo grande musica: chiamatela come volete se avete bisogno di etichette, provate a spiegarla se non riuscite a resistere alla tentazione, oppure ascoltate e alla fine applaudite finché ne avete la forza. Grazie. Grazie. Grazie. E all’anno prossimo.
Ps: un altro grazie, non istituzionale, va al direttore artistico Riccardo Brazzale, per aver avuto la forza di andare sempre avanti fino a realizzare uno dei festival musicali tra i più importanti d’Italia: la passione, quando viaggia di pari passo con la competenza, di solito vince.

Paolo Tedeschi

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