Vicenza: indagata la donna che diceva di essere stata aggredita con l’acido

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Biglietti anonimi di minacce, poi l’incursione in casa, un venerdì pomeriggio, in cui due uomini incappucciati avrebbero costretto la casalinga a versarsi addosso dell’acido, ustionandola così a un braccio e una mano.

E che l’avrebbero lasciata riversa sul pavimento tra urla lancinanti, ferendo anche la cagnetta, solo perchè abbaiava.

Niente di tutto ciò. Sei mesi fa, l’episodio denunciato da una 31enne disseminò il terrore nel tranquillo quartiere di Anconetta, appena fuori dal centro di Vicenza.

Ma le indagini della squadra mobile, coordinate dal pubblico ministero Alessandro Severi, col passare delle settimane hanno sgonfiato la storia.

Non ci sarebbero infatti riscontri ma solo palesi discrepanze nel racconto della donna, che ora si trova indagata per simulazione di reato e che a dicembre dovrà comparire davanti il giudice.

«Non cambio niente della mia versione dei fatti, è andata così come ho raccontato – riferisce attraverso il suo legale – ma scelgo di patteggiare, per non dover affrontare un lungo processo. Non voglio rivivere un incubo », ha commentato la donna, riferendosi alla violenza sessuale subita nel 2007 e alla sofferta vicenda giudiziaria che ne è seguita.

Ma ripercorriamo i fatti. Era il 10 maggio di quest’anno quando la 31enne denunciò alla polizia di avere aperto la porta di casa a due energumeni incappucciati con passamontagna e con guanti calzati, che l’avrebbero costretta a cospargersi il braccio sinistro e la mano di una sostanza corrosiva, che i laboratori della polizia scientifica hanno escluso essere acido, forse soda caustica.

Secondo la versione di lei, un uomo l’avrebbe immobilizzata a terra mentre il complice avrebbe versato in una bottiglia di plastica, trovata in cucina, quello che sembrava acido, costringendola poi a versarselo sul braccio. Lo stesso liquido ustionante le sarebbe poi finito accidentalmente anche su una gamba e sulle natiche, dopo che la donna si sarebbe seduta sulla pozzanghera formatasi sul pavimento, senza rendersene forse conto.

Ricoverata d’urgenza all’ospedale, dopo l’allarme lanciato ai parenti e al Suem, se l’era fortunatamente cavata in pochi giorni. All’epoca le indagini della squadra mobile si erano rivolte su più fronti, scavando nel passato della presunta vittima – compreso un episodio di violenza sessuale – e nel presente, nel difficile periodo che stava vivendo, nei rapporto col marito e la famiglia, monitorando i tabulati telefonici e le telecamere della zona, ma anche le lettere minatorie con frasi come «te muore » che la donna sosteneva di avere ricevuto ma che, stando a quanto accertato, non erano state spedite da terzi. Cercando pure eventuali testimoni, però inesistenti. Un racconto, quello della donna, vagliato nel dettaglio, un puzzle fatto di tasselli che non sono tornati a posto: gli investigatori, che hanno effettuato anche accertamenti tecnici, non hanno ottenuto riscontri. Tanto che ora probabilmente il pm archivierà il fascicolo per lesioni, aperto contro ignoti. Il magistrato ha iscritto infatti sul registro degli indagati la donna, con l’accusa di simulazione di reato.

Assistita dall’avvocato Francesca Bargelloni, ha già deciso di scendere a patti con la giustizia. L’udienza è fissata per il mese prossimo. «Quella della mia assistita non è una ammissione – precisa il legale – solo che non se la sente di affrontare un processo, per ripiombare in situazioni già vissute in passato. E’ stata una scelta sofferta la sua, ma in questo modo chiuderà la vicenda in modo veloce».

 

 

 

Corriere del Veneto.it

Redazione web 11-11-2013

 

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