Vicenza: un’altra vittima dell’operaio 44enne che adesca le ragazze in chat

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«Sì è vero, ho conosciuto la 14enne in chat e mi sono spacciato per un 20enne e quando è arrivato il momento di incontrarla ho finto di mandare all’appuntamento mio fratello più grande. Ma non l’ho costretta a seguirmi in quel container, nel cantiere di Quinto, ci è venuta da sola.

Quando si è stesa sul tavolo è scattato qualcosa che mi ha portato a toccarla. Ma non volevo farle del male, sono pentito, chiedo scusa». 

Ha risposto a tutte le domande del giudice Massimo Gerace, ammettendo le sue responsabilità, e dicendosi dispiaciuto Mario Bellinato, il disoccupato 44enne di Quinto arrestato sabato dalla squadra mobile per violenza sessuale su minore, dopo che aveva tentato di abusare di una 14enne che aveva adescato una settimana prima in chat. «Ero partito da casa con l’intenzione di conoscerla e di stare con lei. Non so spiegarmi cosa sia scattato in me quando siamo rimasti soli nel container – ha raccontato al giudice l’ex operaio, difeso dall’avvocato Nicola Guerra, che ha chiesto e ottenuto gli arresti domiciliari per il 44enne – ho allungato le mani, ma ho desistito anche subito visto che lei mi ha preso a calci e si è messa ad urlare, costringendomi a fuggire. Mi spiace anche di averla colpita con uno schiaffo in faccia. Non so che mi sia preso, deve essere stato il liquore alla liquirizia che ho comprato durante il tragitto e che ho consumato e dato da bere anche a lei. Non volevo, davvero» ha proseguito l’arrestato, che ha negato quindi di aver dato della sostanza narcotizzante alla minore.

Eppure nel sangue della studentessa sono state rinvenute tracce di benzodiazepine. Col nickname «mario20», l’uomo aveva detto di essere un infermiere 20enne, e si era finto innamorato con la 14enne, riempiendola di complimenti. Passando presto dalle chat ai messaggi via telefono, quindi allo scambio di foto, con riferimenti anche espliciti, e all’appuntamento, concordato per sabato in centro. Ma all’ultimo l’ha chiamata, raccontando di aver avuto un problema, e rassicurandola che sarebbe passato suo fratello più grande a prenderla. Stesso, identico sistema che il disoccupato avrebbe messo in atto anche con un’altra. Una studentessa vicentina di 18 anni, che avrebbe molestato sessualmente il 13 marzo. La giovane aveva già presentato denuncia e leggendo i giornali si è resa conto che quel «mario20» era lo stesso con cui aveva avuto a che fare lei: quello che, la sera concordata, le aveva fatto trovare il fratello, cioè lui stesso, che l’aveva portata in una stradina isolata, offrendole una birra, buttandola a terra durante la passeggiata, abbassandole i pantaloni e t o c c a n d o l a . Fuggendo via, dicendo «me ne vado» appena lei aveva urlato. La 18enne, convinta di essere stata molestata da Bellinato, ha preso contatti con la seconda sezione della squadra mobile, che ha operato l’arresto e che sta curando l’indagine, nella convinzione che la condotta dell’uomo sia seriale. E questa presunta seconda vittima darebbe ragione agli investigatori. Eppure lui nega altri casi. «In passato avevo conosciuto altre, tutte maggiorenni, via chat, ci ero uscito, ma senza averci mai fatto nulla» ha spiegato. Una versione, la sua, tutta da appurare.

 

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