Winston vs Churchill

Un maestoso Battiston porta in scena un monologo che puzza di sigaro e offre una lettura postuma di una tra le anime più criticate della storia. Ci vuole la sua grandezza per accogliere tale confronto: la saccente durezza di Churchill contro l’ironia del vecchio Winston. Non basterà per trovare una visione definitiva.

A fare da spalla al troneggiare di un uomo rinchiuso in casa dal suo medico, una brillante ragazza formalmente in veste di badante, che si rivelerà attiva ascoltatrice.

Chi ha deciso le sorti di almeno un continente non può accettare limitazioni dal fisico e dalla mente; allo stesso tempo può ostentare serenità nell’accettare come uniche gioie i suoi Montecristo, un goccio di whisky e l’amato gatto.

Non potrà trovare mai pace un uomo che ha avuto diritto di vita e di morte su milioni di persone: prova a guardarsi dentro per capire se la sua durezza è stata giusta o inevitabile, se grazie al suo operato ha reso il mondo un posto migliore dove vivere, ma è la sua infermiera a riposizionare ad altezza terrena la sua memoria. Churchill cerca un muro dove scagliare i suoi dubbi, mentre Winston la provoca con la forza che ancora gli rimane per provare a capire.

Nessuno può proteggerlo da se stesso. La ciclicità della vita può aiutare una visione trasversale, ma non ci sarà mai tempo per una versione univoca di un politico della stazza di Winston Churchill.

Paolo Tedeschi

19/12/2019

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